Autostima

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Autostima

L’AUTOSTIMA

 

Non si ha mai più paura del buio
quando si fa luce dentro di sè
Catherine Enjolet

L’autostima è semplicemente una stima, una valutazione di sè, o se vogliamo la risposta alla domanda: ”Cosa penso di me?”.
L'autostima è costituita dall’insieme di giudizi espressi su sé stessi, sulla propria persona. Dipende dal voto che diamo nella quotidianita' a noi stessi, al nostro vivere e al raggiungimento di un obiettivo. È detta forte se questi giudizi sono positivi e debole se sono negativi. L’autostima va spesso di pari passo con la fiducia in sé stessi, che rimanda a una sorta di sicurezza interiore: potersi fidare di sé.

 

Da dove nasce l'autostima
L’autostima è solo una componente del nostro benessere psicologico, ma funziona come una particolare lente che ingigantisce o miniaturizza le nostre risorse personali.
È necessario distinguere l’autostima dal concetto che ognuno ha di sé. Mentre quest’ultima è la costellazione di elementi a cui una persona fa riferimento per descrivere sé stessa, l’autostima è la valutazione circa le informazioni contenute nel concetto di sé e deriva dai sentimenti dell’individuo nei confronti di sé stesso inteso in senso globale. È la consapevolezza delle qualità che si possiedono, ma anche dei difetti. Ma la valutazione del nostro valore, oltre che dalle conferme o disconferme che arrivano dall’esterno, dipende anche dalle caratteristiche a cui noi stessi diamo valore. Possono essere molto variabili i valori e le preferenze di ogni individuo e come possano influenzare, in un senso o nell’altro, l’autostima. La valutazione di sé, in definitiva, dipende dallo scarto esistente tra Sé percepito (che equivale al concetto di sé, una visione oggettiva, ma soggetta a distorsioni e, talvolta, stravolta da preconcetti, di quelle abilità, caratteristiche e qualità che sono presenti e assenti) e Sé ideale (l’immagine della persona che ci piacerebbe essere). La stima di sé origina, quindi, dal confronto tra l'immagine che ciascuno ha di se stesso e l'immagine di ciò che si vorrebbe essere. E’ la discrepanza tra Sé percepito e Sé ideale che crea problemi di autostima Un divario grande induce bassa autostima. Un divario piccolo indica in genere un’autostima alta. In questo senso, tanto più il "come siamo" è lontano da il “come vorremmo essere” tanto più ci si sente come persone di minor valore e si prova insoddisfazione nei propri confronti.
Ognuno di noi ha un rapporto significativo con sé stesso. Questo rapporto può essere significativamente buono o cattivo. Nel primo caso avrò un buon contatto con la mia realtà, sarò soddisfatto di me e di ciò che compio, mi fiderò di me stesso, almeno quel tanto da prendermi in considerazione nelle mie valutazioni cognitivo-emotive, senza dipendere totalmente e solamente dalle valutazioni degli altri. Nel secondo caso tenderò a giudicarmi e svalutarmi, a non contare sulle mie capacità, peraltro poco o nulla riconosciute, a non fidarmi delle mie valutazioni, dipendendo totalmente o principalmente dalle valutazioni degli altri.
La qualità delle relazioni che abbiamo con noi stessi condiziona pesantemente le nostre relazioni sociali e il nostro modo di porci nei confronti del mondo, rendendoci più o meno pessimisti-ottimisti e più o meno introversi-estroversi.
Avere una buona autostima non può che aiutarci a muoverci e a realizzare pienamente le nostre potenzialità, rendendoci persone appagate e serene.
Una buona autostima corrisponde a una visione sana di sé: riconoscere realisticamente carenze e difetti, senza essere ipocriti. Una persona con un’autostima positiva si valuta in modo positivo e si sente bene in virtù dei propri punti di forza, quali essi siano. Se un individuo è in gran parte soddisfatto di sé stesso, questo non implica che egli non desideri in alcun modo essere differente. Al contrario, una persona che ha fiducia in sé stessa spesso lavora sodo per migliorare le sue aree di debolezza e, tuttavia, si perdona se talvolta manca il bersaglio o non riesce in un intento. L’autostima positiva è connessa a un funzionamento personale più felice e più efficace.
Una persona che si sente bene con sé stessa può fronteggiare meglio le difficoltà che incontra, si sentirà più in grado di affrontare le sfide che si presentano.
Viceversa, persone con una bassa autostima valutano con particolare rigore e durezza i propri difetti e sottovalutano le proprie qualità, spesso ricorrendo nell’errore di notare esclusivamente ciò che non riescono ad essere. Chi sperimenta bassa autostima, non sentendosi sufficientemente sicuro del proprio valore e delle proprie qualità, evita di scegliere e agire per un eccessivo timore di sbagliare, sperimenta maggior incertezza e difficoltà a staccare dalla situazione problematica per cercare una soluzione e quando vive un insuccesso soffre maggiormente, associando l’accaduto esclusivamente ad una sua mancanza, mentre quando sperimenta un successo tende a svalutarlo e/o sminuirlo.
Una bassa autostima può essere poco dannosa se influisce negativamente solo su alcuni aspetti del sé, ma altamente deleteria se riguarda la valutazione di sé in modo globale.

 

Gli ambiti dell’autostima
L’autostima globale, vale a dire l’autovalutazione integrata di tutte le componenti della propria personalità, può essere suddivisa in quattro ambiti fondamentali di vita:

  • Ambito sociale

Riguarda la soddisfazione dei bisogni di socialità, appartenenza e riconoscimento. Il rapporto che abbiamo con gli altri e le situazioni che possono implicare l’incontro con persone nuove. Ogni individuo ha bisogno di “appartenere”. Si tratta di come stiamo quando siamo con gli altri, se ci sentiamo approvati, sostenuti, aiutati.

  • Ambito lavorativo (scolastico)

Riguarda il bisogno di essere riconosciuti per le proprie capacità, ma anche per la produttività e i risultati che vengono ottenuti. Il modo in ci sentiamo nell’intraprendere un’attività, superare una prestazione o raggiungere un risultato scolastico. Riguarda prevalentemente le capacità cognitive.

  • Ambito familiare

È il riconoscimento ottenuto nel proprio ambiente, come figlio, genitore, fratello, ecc… Riguarda sia le capacità cognitive che quelle relazionali, anche se queste ultime hanno un peso diverso. E’ in relazione al rapporto con i membri della famiglia e le valutazioni reciproche.

  • Ambito corporeo

Riguarda l’immagine corporea, cioè la percezione che l’individuo ha del proprio aspetto fisico. Mentre l’aspetto fisico è un dato oggettivo, visibile dall’esterno, la percezione che ognuno ha di questo aspetto, è puramente personale e influenzata da numerosi fattori (cultura, ambiente familiare e sociale, momento storico, ecc…). E’ legata all’aspetto fisico e alle prestazioni fisiche.

 

Cosa bisogna fare per migliorare la propria autostima
La base da cui partire è quella di considerare che una bassa autostima non è una condizione permanente. Ci sono dei momenti e dei periodi particolari in cui la nostra autostima è bassa e altri no.
Chi sperimenta bassa autostima vive la sensazione di perdere il controllo dei propri stati d’animo, sentendosi spesso mancare le forze e la determinazione per raggiungere i propri obiettivi.
Per migliorare la propria autostima è importante occuparsi dei seguenti aspetti:

  • Scoprire quali sono i propri valori fondamentali e, quindi, fare chiarezza con sè stessi rispetto quello che si vuole e quello che non si vuole nella propria vita.
  • Riconoscere le proprie emozioni distruttive e imparare a riconoscere ed entrare in contatto con emozioni maggiormente sane, che ci sostengano nei momenti di difficoltà.
  • Lavorare sull’immagine di sé. Molto spesso ci armiamo di buoni propositi e determinazione (voglio dimagrire, voglio smettere di fumare etc..), ma se prima non modifichiamo l’immagine che abbiamo di noi stessi tenderemo inconsciamente a sabotarci.

E’ importante considerare l’autostima come una spia d’allarme: quando cala ci avvisa che stiamo inseguendo desideri altrui, trascurando quelli che sono i nostri reali bisogni.
Qualcuno ha definito l’autostima come ”la capacità di agire in conformità con i propri valori”.
I nostri valori sono una bussola interna che seguiamo giorno per giorno e di cui, molto spesso, non siamo nemmeno consapevoli, una bussola che ci orienta nel mondo decidendo per noi quali siano le cose importanti di cui occuparci, perchè rivestono particolare importanza nella nostra personale scala di valori.
Molto spesso, infatti, quando le persone non hanno chiari quali siano i propri valori, sperimentano la sensazione di frustrazione e delusione di occupare la maggior parte del proprio tempo in attività che davvero non sono importanti per loro, un po’ come essere in viaggio, ma senza sapere se ci stiamo muovendo verso la giusta destinazione.
Vivere seguendo i nostri valori significa agire coerentemente con quello che secondo noi è il senso della vita, cosa è importante per provare una maggiore soddisfazione in quello che facciamo e, di conseguenza, una maggior sicurezza e sensazione di pace interiore. È importante imparare a riconoscere ed osservare cosa accade quando diventiamo maggiormente consapevoli dei valori per noi importanti, e scegliamo di investire maggiori energie nel perseguire il loro soddisfacimento.
Per capire quali sono i nostri valori basta chiedersi: ”Cosa è importante per me? Quali sono i valori che ritengo importanti per me?”.
Oltre alla consapevolezza dei propri valori di riferimento, per migliorare la propria autostima è importante imparare a riconoscere le proprie emozioni distruttive per entrare in contatto con emozioni maggiormente sane, che ci sostengano nei momenti di difficoltà. Spesso nella nostra testa campeggia un critico molto severo, i cui pensieri negativi ci condizionano e limitano. Dobbiamo sostituire questi messaggi negativi con altri positivi, semplici ed efficaci, che hanno grande effetto. Il nostro modo di pensare ha una primaria influenza sul nostro modo di sentire e di comportarci. Cambiare pensiero, vedere le cose diversamente si rivela utile, infatti, per evitare o  mitigare o cambiare emozioni negative come rabbia, colpa, ansia, depressione, vergogna, e altro. È importante conoscere, capire e scoprire dei modi alternativi di vedere le cose e risolvere i problemi.

 

 

L'autostima nei bambini
L’autostima del bambino sempre più si ritrova sotto i riflettori del nostro contesto culturale e tra i genitori sono in aumento sia l’interesse sia la preoccupazione che i propri figli possano crescere con una buona stima di sé. L’autostima è la consapevolezza che un bambino ha o non ha del proprio valore agli occhi del mondo che lo circonda (genitori, insegnanti, ..).
Quando è molto piccolo, il bambino non si pone domande, non ha dubbi, osa e sperimenta. Viene al mondo con una sorta di fiducia in sé naturale. Il compito dei genitori è di aiutare il bambino a preservarla e, soprattutto, a non distruggerla.
I genitori sono il primo specchio in cui il bambino vede riflessa la propria immagine e l’autostima scaturisce proprio dal vedere mamma e papà contenti di come “lui è” nella sua unicità con i suoi pregi e i suoi difetti, per cui l’autostima si forma sulla base delle esperienze che scaturiscono dall’ambiente in cui vive il bambino e dal suo rapporto con le persone significative.
Un bambino quando viene al mondo, non ha né un passato né esperienze da cui trarre indicazioni per gestire se stesso, nessuna scala grazie a cui giudicare le sue capacità. Deve basarsi sulle esperienze che ha con le persone che gli stanno intorno e sui messaggi che esse gli inviano riguardo il suo valore come persona.
L’autostima la si costruisce, passo dopo passo, sin dai primi giorni di vita del piccolo e ha a che fare, soprattutto, con il rapporto che i genitori riescono a instaurare con lui, con la loro capacità di infondergli, ancora neonato, sicurezza e fiducia in sè stesso e negli altri. Un bambino piccolo si basa solo su criteri esterni per confermare il proprio valore personale e la propria competenza, attraverso la dimostrazione di amore e approvazione da parte degli altri. Si aspetta che siano persone significative della sua vita (genitori, nonni, insegnanti) a dimostrare amore e approvazione, vivendo così una totale dipendenza.
Nei primi anni di vita il bambino sviluppa un’immagine di sè in base alla percezione di una positiva o negativa relazione con le figure primarie di riferimento. Infatti, la formazione del proprio modo di considerarsi e di definirsi, e la valutazione del proprio valore avviene ad un’età molto precoce. Il “seme” dell’autostima è insito in ciascun individuo già dalla nascita, ma non è una abilità posseduta in termini assoluti, è una facoltà che va coltivata, addestrata e sviluppata.
Ma vediamo come si differenziano i bambini con una alta o bassa autostima.
I bambini con bassa autostima sono quelli che provano spesso senso di inferiorità, sono bambini solitari, che difficilmente resistono alle pressioni sociali, tollerano poco le critiche, danno scarso rilievo ai giudizi positivi e si concentrano sui difetti che ritengono di avere.
I bambini con alta autostima tendono a essere attivi nelle richieste, provano sentimenti di accettazione, orgoglio, rispetto di sé, hanno fiducia nelle proprie capacità di affrontare le situazioni, hanno la capacità di fronteggiare l’eventuale giudizio negativo altrui.

 

Stili educativi e autostima
Ogni genitore affina il proprio stile educativo in relazione a ciò che egli vuole per il figlio, a ciò che ritiene più opportuno o è convinto di dover fare.
Alcune ricerche hanno evidenziato gli effetti che un determinato stile educativo può avere sulla personalità dei figli. Sembrerebbe che lo stile genitoriale maggiormente funzionale e connesso ad uno sviluppo equilibrato dell’autostima sia quello autorevole. Le caratteristiche di questo stile sono: fiducia, rassicurazione, cooperazione. I comportamenti generati nei figli: attività, creatività, indipendenza, buon adattamento sociale, aggressività moderata e funzionale alla propria realizzazione, nessuna costrizione alle regole, numerose amicizie, nessuna ostilità proiettiva, maturità, buona autostima.
Se a noi stessi è stato insegnato sottolineando solo gli errori che facevamo, lo faremo probabilmente inconsapevolmente anche con i ragazzi a cui insegniamo delle cose, sia come genitori che come insegnanti, anche se a livello consapevole ci proponiamo esattamente il contrario e questo si può ritorcere contro di noi, ma soprattutto contro di loro. Frustrazione e gratificazione dovrebbero essere distribuite in modo equo ed è dannoso usare solo l’una o solo l’altra. L’uso sistematico della critica svalutativa produce più danni che vantaggi. Un bambino che cresce in un ambiente familiare dove questo è il meccanismo dominante a cui è esposto per la maggior parte del tempo si può sentire  mortificato.
È stata riscontrata una correlazione tra l’autostima nei genitori e quella nei figli.
I genitori di bambini con bassa autostima provano spesso senso di inferiorità, sono piuttosto solitari, difficilmente resistono alle pressioni sociali, tollerano poco le critiche. Danno scarso rilievo ai giudizi positivi, si concentrano sui difetti, hanno un atteggiamento indifferente e freddo nei confronti del bambino, lo ignorano, usano etichette come ad es. “sei pigro” “sei fastidioso”, mettono i bambini a confronto (ad es. con i fratelli o gli amichetti), sbuffano quando il bambino chiede qualcosa o vuol parlare con loro minacciano di lasciare a casa il bambino se non fa come dicono loro.
I genitori di bambini con buona autostima sono attivi nelle richieste, provano sentimenti di accettazione, orgoglio, rispetto di sè, hanno fiducia nelle proprie capacità di fronteggiare la situazione, accettano la frustrazione derivante da un “NO” o da giudizi negativi, accettano il loro figlio, trasmettono regole nè rigide, nè arbitrarie, ma ponendo dei confini chiari. Le richieste e le aspettative sono modulate in base all’età e capacità del bambino, promuovono l’autonomia e l’individualità del bambino, riconoscendo l’importanza dei suoi pensieri, delle sue opinioni, dei suoi spazi, bisogni ed emozioni.

 

Come si promuove l’autostima
Nel nostro contesto sociale, così preoccupato di raggiungere ottime prestazioni, è prezioso accompagnare i figli ad accogliere i propri limiti, affinché li possano integrare con i propri punti di forza. Oggi gli adulti sono molto impegnati, invece, ad evidenziare i settori in cui il bambino è capace, con il risultato di un numero sempre più elevato di bambini che non reggono la frustrazione di sbagliare e che si arrendono al primo fallimento.
I bambini con una buona stima di sé non sono quelli che riescono a fare tutto al primo colpo, come la cultura dei super eroi si attende, ma quelli che realisticamente vengono aiutati dai genitori e insegnanti, a fare i conti con i propri limiti.
Se è vero che venire a conoscenza dei limiti dei propri figli è così faticoso che, talvolta, si preferisce negarli, per non soffrire e per proteggere i bambini, è altrettanto vero che trovare la forza di guardarli e accoglierli, aiuta i bambini nella vita adulta a non dover nascondere parti di sé, né a se stessi né agli altri, sicuri del proprio valore al di là dei propri difetti in un mondo in cui nessuno è perfetto.
L’autostima riflette i vissuti che il bambino prova come membro della sua famiglia. Un bambino che sente di essere un membro apprezzato della sua famiglia, che dà il proprio contributo e che si sente certo dell’amore e del rispetto di genitori e fratelli, avrà un’autostima altamente positiva in quest’ambito.
L’autostima è un insieme di convinzioni e sentimenti che un individuo ha riguardo a se stesso e che influenzano non solo il suo comportamento ma anche la motivazione.
Durante la pubertà questo può divenire principale causa della mancanza di impegno, del cattivo rendimento scolastico, dei comportamenti a rischio.
L’autostima influenza l’autoefficacia, cioè la consapevolezza di poter padroneggiare le situazioni e raggiungere i propri obiettivi, ma anche il tono dell’umore, le relazioni affettive e la presa di decisione. I bambini con bassa autostima vivono con un forte senso di inferiorità rispetto agli altri, sono solitari e reagiscono male alle critiche e alle pressioni sociali. Tendono a fuggire da eventuali fallimenti, tendono a idealizzare gli altri e provano un forte timore del giudizio altrui.
Poiché l'immagine che i genitori hanno dei figli è molto simile a quella che hanno di loro stessi, se questa sarà positiva il loro modo di insegnare, educare e amare i figli sarà positivo.
Non dimentichiamo mai che la mancanza di autostima deriva dal percepire la mancanza di amore incondizionato da parte dei genitori. Dimostrare ai figli di amarli incondizionatamente significa dimostrare loro di amarli solo per il fatto che esistono e non per quello che fanno: i genitori spesso dicono ai figli che non vogliono più bene loro perché non hanno fatto una certa cosa. Non subordinate l'amore al comportamento! Ciò che i bambini temono di più è di non essere amati! Dovete far sentire i vostri figli amati e protetti in ogni circostanza, e che il vostro affetto non hanno bisogno di guadagnarselo. Se vedete e trattate i vostri figli come persone belle e importanti si sentiranno sicuramente così e avranno in questo modo sufficiente energia per amarvi a loro volta e per amare gli altri.
Se un bambino vive in un ambiente che alimenta bassa autostima e aggressività sfogherà la sua frustrazione e l'odio per sè stesso verso gli altri.
Quando dovete intervenire per correggere vostro figlio, correggete il suo comportamento, non lui! Il bambino deve sentirsi degno d'amore in ogni momento, anche se commette qualcosa che noi riteniamo sbagliato.
Ogni genitore ama incondizionatamente i propri figli, ma i figli si sentono amati solo se voi vi comportate con loro in modo da far sentire che li accettate così come sono, in ogni momento e in ogni circostanza.
Per questo è molto importante separare l'essere dal fare. Se vostro figlio si comporta in un modo che non vi piace non attaccate il suo essere, ma il suo comportamento.
Un bambino che sbaglia non è "cattivo": ha semplicemente agito in un modo che gli ha permesso di imparare a crescere. Evitate di rimproverarlo se per caso sbaglia. Fategli capire che sbagliare non è nulla di grave, che anzi, sbagliare è fondamentale per imparare qualcosa di nuovo. Magari raccontate lui come anche voi genitori, pur avendo sbagliato tante volte, avete imparato tantissimo dai vostri errori;
Potete insegnare a vostro figlio a crescere imparando dagli errori e non ad avere paura del fallimento.
La sua forza non deriva da quello che fa, ma da se stesso!
Ricordategli costantemente che gli volete bene e che avete fiducia in lui. Quando fa qualcosa di buono, ditegli subito bravo e quando sbaglia qualcosa, tranquillizzatelo e ditegli di non preoccuparsi, che certamente la prossima volta andrà meglio.
Assicuratevi sempre che sappia che lo amate, che vi sta a cuore e quanto è importante per voi.
Accarezzatelo, coccolatelo anche senza un motivo preciso, ma naturalmente solo se in quel momento a lui fa piacere.
I bambini che hanno ricevuto elogi e amore incondizionato hanno maggiori possibilità di non dover cercare in ogni circostanza e in ogni momento l'approvazione degli altri. Vivranno, quindi, con più gioia e avranno più coraggio perché sapranno di essere importanti anche se commetteranno degli errori.
E' estremamente importante evitare di etichettare il bambino come “timido”, sia parlando direttamente con lui sia con gli altri. Le etichette rimangono addosso generando una profezia che si autoavvera. È importante assicurarsi che il bambino abbia una visione positiva di se stesso e se manifesta emozioni negative come la paura, non bisogna dimenticare di aiutarlo ad accettare i suoi sentimenti: “Sembra che tu sia nervoso, è comprensibile”. In queste situazioni è fondamentale evitare di ignorare o minimizzare i suoi sentimenti con frasi del tipo “non essere sciocco, i grandi non sono timidi”. Questo tipo di commenti porta il bambino a pensare che i propri stati d'animo non siano adeguati. Questo può generare confusione e distorsioni cognitive. È riscontrato come i bambini, i cui sentimenti vengono accettati e compresi dai genitori, tendono ad essere molto più espressivi dal punto di vista emotivo, e ad avere più sicurezza e autostima.
Per alleviare i dubbi del bambino potrebbe essere utile parlare di un generico “altro”: “tutti si sentono insicuri a volte”, o riferirsi a situazioni che scoraggiavano ma che sono state superate con successo: “a volte al lavoro avevo paura di parlare, ma ho sempre fatto uno sforzo e poi mi sono sentito bene”. Può essere utile usare dei racconti o delle fiabe per introdurre il tema relativo alle modalità con cui affrontare le proprie paure o superare le sfide della vita. Con il tempo è importante provare a incoraggiare nuove attività, in modo graduale e facendo un passo alla volta per raggiungere dei piccoli successi, che potranno aiutarlo ad acquisire più sicurezza.
I bambini imparano le proprie abilità sociali e comunicative osservando gli altri, quindi, è fondamentale essere un buon modello di riferimento da seguire per quanto riguarda le modalità interattive.
È importante utilizzare con il bambino affermazioni che possano aiutarlo ad aumentare la fiducia e la sicurezza in se stesso: "Ah, vedo che sei un po' preoccupato, ma sono sicura che riuscirai ad affrontare questa situazione!". Inoltre, un altro suggerimento potrebbe essere di ricorrere a delle lodi e dei rinforzi, per identificare con chiarezza i comportamenti corretti: “Hai salutato anche se eri nervoso, sei stato proprio bravo!”.

Ecco schematizzati alcuni suggerimenti per promuovere una sana autostima nei figli:

  • aiutare il bambino a riconoscere alcuni aspetti positivi di sé, insegnandogli a dialogare costruttivamente con sé stesso e con gli altri e a pensare in maniera più positiva.

Cercate di fargli prendere coscienza del suo dialogo interno e proponete modi di pensiero alternativi (ad esempio “io devo piacere a tutti, se non piaccio non valgo niente” diventa“io valgo anche se a qualcuno non piace ciò che faccio” oppure “un amico è quello che fa quello che voglio io” diventa “si può essere amici anche quando non si vogliono fare le stesse cose”).

  • incoraggiate il bambino frequentemente in modo positivo. Ma attenzione, la lode enfatizza che il bambino è stato bravo, ma non si focalizza sul comportamento. Dobbiamo, invece, sottolineare il comportamento positivo, riconoscere i successi e incoraggiarlo negli insuccessi. Lodate il bambino non solo per il lavoro fatto ma anche per il suo impegno, riconoscendone i piccoli e grandi successi.
  • insegnate al bambino a tollerare la frustrazione.

E’ un grande regalo che possiamo fare ai nostri figli, perché li aiuterà a vivere meglio, ad affrontare le difficoltà e a sopportare lo sforzo necessario a superarle. Alla nascita i bambini non possiedono questa capacità che viene acquisita lungo il percorso di crescita, ma solo se ci sono le condizioni favorevoli. Se il genitore diventa troppo protettivo, si fa in quattro per eliminare ogni disagio, il bambino mostrerà bassa tolleranza. Bisogna incoraggiarlo in ciò in cui non riesce, spronandolo a dare il massimo e aiutarlo a guardare agli errori come un’esperienza da cui imparare.

  • rivolgere al bambino più apprezzamenti che critiche. Queste ultime soprattutto, devono essere costruttive e giustificate. Siate spontanei ed affettuosi: fategli vedere quanto siete orgogliosi di lui.
  • spiegare sempre perché un comportamento è sbagliato e proporre l’alternativa.
  • evitate di etichettare il bambino (disobbediente, maleducato, cattivo…).
  • favorire nel bambino l’accettazione di sé. Il bambino dovrebbe imparare che il suo valore come persona non dipende dalle sue prestazioni, cioè da quanto sa fare, ma che ogni bambino vale per il fatto che è una persona e tutti hanno dei lati positivi e negativi, dei pregi e dei difetti. Aiutare il bambino a riconoscere le proprie particolarità come un valore.
  • sostenere lo sviluppo dell’autonomia del bambino. E’ molto importante che il bambino possano sperimentare, provare e sbagliare. Ha bisogno di fiducia, di essere valorizzato e incoraggiato a fare scoperte e tentare.
  • prendere il bambino sul serio: non ironizzare e fare dispetti.
  • abituare il bambino ad assumersi le proprie responsabilità e a prendere decisioni.
  •  aiutare il bambino ad essere coinvolto in attività ed esperienze costruttive, che incoraggiano la cooperazione piuttosto che la competizione.
  • essere un modello positivo. I genitori per primi devono coltivare la propria autostima.

Tutto questo è ancora più importante se pensiamo che “L’autostima è un fattore di protezione verso le sfide della vita. I bambini che possiedono una buona autostima subiscono meno l’influenza dei pari, sono più realisti, equilibrati ed ottimisti”.

 

Come si mina l’autostima
L’autostima si mina:
1) con un atteggiamento troppo intollerante: si attribuiscono tutte le difficoltà del bambino a mancanza di impegno.
2) comunicando con il bambino in modo svalutante
3) quando si ricorre troppo spesso alle minacce o punizioni
4) incoraggiando una eccessiva competitività: troppi confronti con fratelli o con i compagni
5) quando non si sottolineano a sufficienza gli aspetti positivi della sua personalità.
Ricordiamo che la sua autostima dipende dal peso che si dà ai suoi punti di forza, non dalle quantità delle cose in cui riesce bene.

Pertanto, gli atteggiamenti dannosi, da evitare, sono:

  • svalutazione

Spesso gli adulti non danno importanza e il giusto peso alle parole che usano quando vogliono rimproverare il bambino. Ma ciò può provocare: un senso di inadeguatezza nel bambino, ogni confronto gli creerà ansia se i suoi stessi genitori gli ricordano di essere incapace.

  • umiliazione

Dobbiamo evitare di sgridare il bambino in pubblico. Uno schiaffo, una sgridata eccessiva, un insulto davanti ad altre persone non sortirà effetti educativi, ma al contrario alimenterà una bassa autostima, un senso di tradimento, di rabbia e aggressività.

  • mancanza di ascolto

Spesso si lascia parlare il bambino senza realmente “ascoltarlo” e senza saper cogliere quelle che sono le sue reali esigenze o richieste. Ciò fa pensare al bambino di non essere importante, sfiducia nel mondo e desiderio di richiudere dentro di sè i suoi sentimenti ed emozioni che ritiene inadeguati e ingiustificati.

  • insofferenza

Quanti reagiscono con insofferenza ai capricci di un bambino o alle sue richieste? Ricordiamoci che non sempre i bambini riescono a comprendere le difficoltà degli adulti.

  • iperprotezione

Per molti adulti un bambino non cresce mai ed ha costantemente bisogno di protezione e difesa, anche laddove ha le capacità di agire in proprio. Sovrapporsi al bambino nella soluzione dei problemi che può fronteggiare e creagli dipendenza in ogni azione, può generare a lungo termine: bisogno di continua approvazione Incapacità di scelte personali Sentimento di inadeguatezza Sentimento di inferiorità Paura di deludere Regressione infantile e costruzione di una personalità immatura Sintomi psicosomatici (depressione, ansia, attacchi di panico).
Le parole denigratorie e svalutanti intaccano l’autostima indebolendo l’immagine che il bambino ha di sé stesso e spingendolo a giudicarsi negativamente. Inoltre, anche senza bisogno di parole, un atteggiamento irrispettoso, una mancanza d’interesse per ciò che il bambini fa, dice e pensa, un’educazione improntata su un eccessivo controllo, o viceversa, su un esagerato lassismo possono compromettere la sua fiducia in sé. Infine, una scarsa fiducia dei genitori verso sé stessi o verso il bambino può influire negativamente su di lui.
Avere fiducia nel proprio figlio non significa pensare che non conoscerà mai degli insuccessi o che non abbia difetti, ma vuol dire credere che in qualsiasi circostanza, qualsiasi cosa abbia fatto o gli sia successa, potrà riprendersi e cavarsela. Questo si traduce in diversi atteggiamenti: invitarlo a trovare da solo le proprie soluzioni e non imporgli le nostre, offrirgli il nostro aiuto e non agire al suo posto.

 

 

 

Bibliografia

  • Frascarolo-Moutinot France (2012), L’autostima nei bambini, Antonio Vallardi editore, Milano
  • Marcoli Alba (1996), Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili, Oscar Saggi Mondadori, Milano
  • Paola Marmocchi, Claudia Dall’Aglio, Michela Zannini, Educare le life skills. Come promuovere le abilità psico-sociali e affettive secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, edizioni Erickson, Trento
  • Rebuffo Monica (2005), 5 percorsi di crescita psicologica. Attività su: l’ascolto di sé, la consapevolezza, le emozioni, l’autostima e i propri limiti, edizioni Erickson, Trento
  • Sunderland Margot (1997), Disegnare le emozioni. Espressione grafica e conoscenza di sé, edizioni Erickson, Trento
  • Verità Roberta (2000), Con la testa fra le nuvole. Favole per bambini che pensano serenamente, edizioni Erickson, Trento

 

Fonte: http://www.folignano1.org/wp-content/Progetti/www.pereducareunbambino.it/wp-content/uploads/2013/11/LAUTOSTIMA.doc

Sito web da visitare: http://www.folignano1.org

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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