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LE SCIENZE CHE DANNO BASE SCIENTIFICA
ALL’EDUCAZIONE FISICA
Gli studi e le ricerche condotti da numerosi scienziati che si occupano dell’uomo nei suoi diversi aspetti hanno permesso all’educazione fisica di acquisire un quadro culturale di riferimento ampio e definito.
La filosofia, per aver messo in evidenza l’importanza delle profonde interrelazioni esistenti tra il corpo e la mente, è stata la scienza che ha permesso i più importanti cambiamenti: essa ha restituito dignità al corpo riscattandolo dal ruolo dipendente dalla mente e ne ha fatto una componente essenziale della persona vista finalmente nella sua globalità, costituita dalle sue pulsioni interiori, dalle sue capacità cognitive ed espressive corporee.
Questa profonda evoluzione filosofica ha fatto sì che il concetto di unità della persona diventasse importante nel campo educativo soprattutto nell’evoluzione del bambino dalla nascita all’età adulta.
La fisiologia ha approfondito la conoscenza della funzionalità dei diversi apparati corporei; il dosaggio del lavoro, l’influenza dell’allenamento sui diversi apparati ha consentito una programmazione sempre più precisa.
La neurofisiologia ha consentito di comprendere come la persona associa elabora ed organizza le informazioni che riceve attraverso la percezione, per adattare la propria azione all’ambiente. La comprensione di come agiscono le cellule nervose, di come avvengono i collegamenti e la gestione delle numerose informazioni che influenzano il rapporto tra la persona e l’ambiente, ha permesso di comprendere la complessità dell’azione motoria e quindi di definire meglio le metodologie di apprendimento che favoriscono lo sviluppo delle potenzialità umane.
La psicologia ha posto l’attenzione sull’evoluzione del pensiero nel bambino, in che modo affronta, risolve e vive le diverse situazioni della vita. Ha riconosciuto l’importanza, nei processi di apprendimento, della relazione con gli altri, con l’ambiente e con se stesso e di stabilire il rapporto tra apprendimento ed età mentale sottolineando le relazioni esistenti tra le diverse aree che compongono la persona: cognitiva, affettive e motoria.
Da qui la constatazione di quanta importanza abbia l’azione corporea nello sviluppo dell’intelligenza del bambino e nello sviluppo equilibrato della sua personalità.
La pedagogia, infine, ha messo a fuoco le modalità che permettono di realizzare un corretto intervento educativo; ha definito strategie, tipi di apprendimento, sistemi di lavoro, per rendere l’azione didattica sempre più efficace.
L’importanza dell’esperienza, il coinvolgimento percettivo cosciente, la forma ludica dell’apprendimento, la multilateralità che consente di arrivare ad apprendimenti più complessi, sono alcuni esempi delle sperimentazioni più utilizzate in campo didattico.
Nonostante le tre aree abbiano una loro connotazione precisa e sia possibile identificarle in termini anatomici e comportamentali, è essenziale ricordare che hanno pari dignità e che la persona agisce sempre globalmente utilizzandole in modo complementare.
Per questo motivo è fondamentale che lo sviluppo delle tre aree sia equilibrato ed armonico senza che si determinino delle dominanze che creerebbero sicuro disagio.
LE AREE DELLA PERSONALITA’
Analizziamole brevemente:
Durante un processo educativo e didattico bisogna sempre sapere in quale direzione ci si muove, se si vuole arricchire un’area piuttosto che un’altra, tenendo conto della reciproca influenza e della loro rilevanza sullo sviluppo della persona nella sua globalità. Questo è ancora più importante quando esiste la carenza di un’area che genera squilibri nello sviluppo della personalità e che richiede scelte operative specifiche per riequilibrare l’evoluzione e la crescita dell’individuo
L’educazione fisica agisce contemporaneamente a livello delle tre aree ma con differenti priorità: prevalente è lo sviluppo, l’affinamento e l’ampliamento dell’area motoria (nessun’altra disciplina se ne occupa!) ma il riconoscimento delle proprie capacità, la relazione con gli oggetti (sviluppo della manualità), con l’ambiente (coordinazione spazio-temporale, orientamento ecc.) con gli altri (collaborazione, agonismo, sostegno) arricchiscono in modo determinante l’area affettiva.
Quando si portano gli allievi a prendere coscienza di ciò che fanno, a conoscere e controllare le informazioni acquisite attraverso il corpo, a gestire le diverse funzioni corporee, a conseguire una cultura motoria e sportiva, si opera prevalentemente a livello dell’area cognitiva.
Risulta quindi evidente che il compito dell’educazione fisica è quello di stimolare lo sviluppo dell’area motoria in perfetta sintonia, accordo ed organizzazione con le aree affettiva e cognitiva.
LA PROMOZIONE DELL’ATTIVITA’ MOTORIO – SPORTIVA
Non ci sono più dubbi sul fatto che l’attività motoria sia un fattore di prevenzione indispensabile per raggiungere e mantenere buoni livelli di salute e benessere.
Andrebbe proposta fin dai primi anni di vita ma obbligatoriamente dall’inizio del percorso scolastico per compensare tutte le ore di blocco forzato tra i banchi di scuola.
Noi ci focalizzeremo sulla fascia d’età 11 - 16 anni, caratterizzata da tutti i processi fisiologici e psicologici legati alla pubertà e post-pubertà ed alle modificazioni da essa indotte sull’organismo, tenendo sempre presente che la formazione della persona nel suo complesso è la finalità principale del nostro lavoro nei diversi ambiti in cui si esplica (scolastico, sportivo, rieducativo, ecc.).
Attraverso l’applicazione delle conoscenze e delle esperienze attualmente maturate nel campo delle scienze motorie potremo avere la massima valorizzazione del nostro lavoro. E’ utile sapere che:
L'auxologia è una scienza medica (dottrina della crescenza) che studia e cura la crescita fisica della persona nell' età evolutiva.
La pubertà è il periodo di maggiori cambiamenti fisici attraverso i quali il corpo di un bambino diviene un corpo adulto capace di riproduzione. Le differenze tra bambini e bambine prima della pubertà sono limitate. Durante la pubertà, si sviluppano notevoli differenze di dimensioni, forma, composizione e funzione di varie strutture e apparati del corpo. Oltre allo sviluppo dei fattori tipicamente sessuali, c’è l’aumento delle ghiandole sudoripare, della lunghezza delle corde vocali, la diversa proporzione tra massa muscolare, massa ossea e tessuto adiposo.
L’inizio della pubertà può essere ritardato da una intensa attività sportiva, specie se associata ad un basso peso corporeo o a disturbi alimentari ed è influenzata da fattori genetici ed ambientali che rendono molto soggettivo il suo inizio.
La pre-adolescenza e l’adolescenza sono il periodo di transizione psicologica e sociale tra l'infanzia e l'età adulta. L'adolescenza si sovrappone in larga parte al periodo della pubertà ma i suoi confini sono definiti in modo molto vago, e si riferisce tanto alle caratteristiche psicosociali e culturali dello sviluppo, quanto ai cambiamenti fisici della post-pubertà.
LE FASI DELLO SVILUPPO PSICO-FISICO
Le teorie dell’accrescimento definiscono fase di turgor quella in cui avviene un aumento della massa e del peso corporeo e fase di proceritas quella in cui avviene uno sviluppo e un aumento in altezza.
CARATTERISTICHE DELL’ETÀ’ 0-4 ANNI
CARATTERISTICHE DELL’ETÀ’ 5-6 ANNI:
CARATTERISTICHE DELL’ETÀ’ 7-8 ANNI
CARATTERISTICHE DELL’ETÀ’ 9-10 ANNI
CARATTERISTICHE DELL’ETÀ’ 11 - 14 ANNI:
CARATTERISTICHE DELL’ETÀ 15 – 18 ANNI:
A questo punto è doveroso sottolineare che le varie fasi di proceritas e turgor (secondo le leggi di Stratz, Godin e Viola) non avvengono puntualmente e non seguono l’età anagrafica bensì sono legate a fattori personali, per cui individui della stessa età possono essere in due fasi differenti.
(Da: Bin, Tosi “Perché, Come, Quando Tappe dello sviluppo auxologico, psicomotorio, fisiologico, psicologico dei ragazzi da 9 a 16 anni” S.S.S., Roma 1984.)
GLI ELEMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE MODERNA
La programmazione di un’attività motoria (a seconda dei contesti lavorativi) consiste nella progettazione degli interventi didattici e metodologici che tengano conto dell’età e dei livelli di partenza degli allievi, delle finalità e degli obiettivi da perseguire, nonché dei mezzi e degli strumenti a disposizione .
Iniziando la riflessione dalle finalità generalipreviste dal progetto, bisogna definire gli obiettivi, scegliere le attività più adatte (contenuti) fra le innumerevoli possibili, per poi organizzarle nel rispetto della teoria dell’allenamento, che asseconda il naturale sviluppo delle funzioni psico-fisiche.
Ad esempio i corsi scolastici in orario curriculare, quelli in orario extracurriculare, quelli organizzati dalle società di avviamento alla pratica sportiva, i corsi sportivi ad indirizzo specifico, hanno ognuno finalità proprie, da cui si deve partire per impostare la programmazione.
LE FINALITA’, GLI OBIETTIVI, I CONTENUTI
Per FINALITA’ s’intendono le intenzioni educative, formative e preventive realizzabili attraverso la specificità della disciplina (Attività Motoria, Educazione Fisica o Sportiva).
EDUCARE significa portar fuori ciò che sta dentro, rendere palese una predisposizione, far scaturire le potenzialità esistenti nella persona da educare (dal latino educere =trarre fuori). E’ il processo che tende allo sviluppo di facoltà mentali, fisiche e relazionali nell’individuo. Avviene attraverso l’istruzione (trasmissione di concetti e informazioni) e l’insegnamento (relazione empatica che favorisce l’apprendimento).
Avviene in differenti contesti (famiglia, scuola, amici, società sportiva, oratorio, circoli culturali, ecc.) tramite diversi attori (genitori, insegnanti, istruttori, gruppo dei pari, mass-media) e attraverso la didattica (o pratica dell’educare) che si fonda sulla conoscenza di metodi e contenuti.
FORMARE significa favorire la conoscenza e la coscienza di sé per realizzare un percorso di autonomia che consenta, prima, di riconoscere le proprie attitudini e aspirazioni, poi di saperle sviluppare, consolidare e controllare.
PREVENIRE significa conoscere il rapporto tra attività motoria e miglioramento o mantenimento della salute dinamica.
Consiste :
Tutto ciò al fine di mantenere un equilibrio fisico, mentale e sociale che consenta la realizzazione quotidiana delle proprie risorse e aspirazioni.
Mentre le finalità rappresentano un punto di riferimento molto ampio, stabiliscono ciò che la disciplina vuole ottenere nel lungo termine e rappresentano un traguardo finale, GLI OBIETTIVI sono dati da prestazioni, comportamenti, “saper fare”, che devono essere riconoscibili, verificabili e misurabili. Sono direttamente collegati con le finalità sopraelencate e con le basi scientifiche del movimento. Quindi, se le finalità che si vogliono raggiungere sono il miglioramento delle tre aree della personalità, dovranno essere identificati obiettivi specifici di carattere fisico (es. gestire la frequenza cardio-respiratoria, sviluppare la mobilità), relazionale (es. relazionarsi con gli altri collaborando positivamente) e culturale (capacità critica di un evento sportivo, autonomia nel mantenimento della salute).
Per CONTENUTI si intendono le attività, gli esercizi le situazioni che vengono proposte agli alunni per il raggiungimento degli obiettivi, cioè per l’acquisizione delle abilità. Le attività di gioco, con piccoli e grandi attrezzi, le attività di presa di coscienza del corpo, la percezione spazio-temporale, le attività fatte per scoprire la varietà di utilizzo e vari attrezzi, gli esercizi a coppie o in gruppo, le riflessioni sull’attività svolta ecc… sono i contenuti dell’educazione fisica.
Un contenuto rappresenta sempre un’azione globale, quindi può servire a raggiungere diversi obiettivi, ma stimolando l’apprendimento, forma un’esperienza significativa per la conquista di abilità specifiche (non trasferibili) o anche trasferibili in altri ambiti.
I contenuti devono avere i seguenti requisiti:
LA SOCIALIZZAZIONE
La socializzazione è il processo attraverso il quale gli individui sviluppano, attraverso l’interazione sociale, un grado di competenze comunicative e di abilità all’interno di una determinata cultura, adottando i modelli di comportamento, le norme e i valori della propria società.
Per Rubin e colleghi (Peer interactions, friendships and groups. In Handbook of Child Psychology, 1998) la competenza sociale è la capacità di raggiungere i propri obiettivi nelle interazioni sociali mantenendo simultaneamente buone relazioni con gli altri nel tempo e in situazioni diverse.
Il requisito fondamentale per l’inserimento di un individuo nella società è prima di tutto la percezione di se stesso e dei propri bisogni, la capacità di riconoscere e condividere gli stati emozionali, di comprendere il rapporto con gli altri e la capacità di interazione tra il linguaggio verbale e non verbale.
Dopo la socializzazione primaria, che avviene in famiglia, la scuola diviene la prima istituzione sociale extradomestica con la quale l’individuo entra in rapporto, quindi la scuola è un’agente formativo che funge da tramite tra la famiglia e la società preparando il bambino al suo futuro ruolo di adulto.
Il rapporto con i coetanei è ritenuto essenziale per lo sviluppo cognitivo e sociale del bambino; per questo hanno grande importanza tutte le attività tra pari che consentano di sentirsi “empaticamente” vicino all’altro e di sviluppare i concetti di condivisione e collaborazione.
L’attività motoria e lo sport costituiscono un’occasione veramente privilegiata per favorire e facilitare la socializzazione, in quanto permettono al ragazzo di relazionare, interagire e confrontarsi in una attività di divertimento, quindi in un momento di per sé piacevole. In una situazione di ludicità, e perciò di benessere, l’individuo è più disponibile ed aperto al confronto, alla collaborazione e al rispetto per l’altro.
Il corpo è lo “strumento” con cui entriamo in relazione con l’ambiente e con gli altri; spesso, più che nascondere, rivela i nostri pensieri e le nostre emozioni in modo più sincero e difficile da controllare rispetto alle parole. Il linguaggio del corpo dà espressione ai nostri sentimenti, all’aggressività o all’attrazione verso le persone. E importante essere consapevoli di quanto il nostro corpo è capace di raccontare perché questo ci consente di raccontarci e capire meglio noi stessi e le persone che ci stanno vicine.
Per una comunicazione efficace i parametri da considerare non sono solo quelli verbali ma anche i non verbali quali: la vicinanza/lontananza dei corpi, la postura, la voce, la gestualità, la respirazione, l’espressione del viso.
Il corpo può essere allenato per delle prestazioni sportive ma può essere anche “allenato” a raccontare un testo o una musica o una danza, traducendo le emozioni in espressioni, atteggiamenti e movimenti
Il docente è deputato a promuovere uno “spazio d’azione” in cui si verificano interazioni e scambi tra allievi, oggetti del sapere e insegnanti, e gli allievi abbiano modo di fare esperienze significative sul piano cognitivo, affettivo/emotivo, interpersonale/sociale.
Affinché questo avvenga al meglio è importantissimo il “clima di classe”in cui non deve prevalere un apprendimento individualistico o competitivo bensì un apprendimento cooperativo focalizzato sull’apprendere insieme, l’uno con l’altro, l’uno dall’altro, l’uno per l’altro.
Attraverso la realizzazione del clima cooperativo, gli studenti cercano di raggiungere insieme un obiettivo, vengono valutati secondo dei criteri condivisi, sia per quanto hanno fatto (obiettivo cognitivo), che per come lo hanno fatto (obiettivo sociale). Imparano a dare più che a ricevere, a sentirsi interdipendenti, legati l’uno all’altro nel raggiungere un obiettivo comune.
Questo permette una forte integrazione sociale e lo sviluppo di un senso di identità, dove ciascuno si sente importante, utile a se stesso e agli altri. Esiste, così una correlazione positiva tra persone e obiettivi: l’obiettivo non può essere raggiunto se manca qualcuno o se uno non ha dato il suo contributo. Più ciascuno lavora e più apprende e fa progredire tutto il gruppo. In tale contesto di apprendimento, risulta necessaria una professionalità docente le cui peculiarità si configurano nella mediazione dei contenuti di apprendimento (il come apprendere piuttosto che il che cosa apprendere), nelle modalità di relazione con gli alunni considerati come soggetti attivi del proprio apprendimento, nella capacità di guidare costruttivi e produttivi rapporti sociali e relazionali all’interno del gruppo di apprendimento (Gardin, Azzini, Verri, 1997).
Non bisogna dimenticare inoltre che un buon clima di classe è elemento essenziale perché passi ogni tipo di messaggio/apprendimento quindi non si può programmare nessun tipo di percorso formativo/educativo senza partire dalla creazione di un ambiente sereno, gioioso, privo di conflitti ed individualismi esagerati.
La capacità di interagire produttivamente con gli altri si apprende con l’esperienza e presuppone che le abilità sociali di ogni membro del gruppo siano adeguate al compito.
E’ competenza dell’adulto/insegnante predisporre, favorire, facilitare tutto quanto è necessario per far acquisire ai propri utenti le competenze e abilità sociali indispensabili allo svolgimento del lavoro comune.
L’interesse per la persona che si ha di fronte, prima che per l’allievo, qualunque sia la sua nazionalità, il suo passato, la sua situazione famigliare, è esercitare un’umana comprensione che può diventare scintilla in grado di suscitare entusiasmo, partecipazione e motivazione nei discenti. Liberare le potenzialità dei propri studenti, assecondarle, supportarle, si lega anche alla capacità di ascoltare, di dialogare, stimolando chi è restio, creando un rapporto costruttivo e veritiero che potrà lasciare nei ragazzi un ricordo ed un modello a cui attingere nel personale percorso di vita.
L’ORGANIZZAZIONE DI UN PROGRAMMA A CARATTERE POLIVALENTE, MULTILATERALE E POLISPORTIVO
(da.P. Sotgiu, F.Pellegrini: “Attività Motorie e Processo Educativo” SSS Roma)
Affinché la programmazione dell’attività motoria sia significativa ai fini di un corretto apprendimento ed ampio sviluppo, si deve far si che ci sia una significativa sollecitazione motoria, superiore al carico insito nei gesti comuni della vita quotidiana.
La quantità e qualità degli esercizi da proporre devono seguire i seguenti principi:
- Principio della polivalenza: fa riferimento alla significatività delle attività motorie sul piano degli aspetti metodologici con cui vengono proposte e agli esiti programmati, per determinare capacità ed abilità la cui fruibilità, trasferibilità, valenza e validità sia molteplice.
Per esempio,devono essere predisposti interventi che mirino a favorire:
lo sviluppo degli schemi motori e posturali,
lo sviluppo dell’area motoria e delle sue funzioni (cap. condizionali e coordinative)
l’acquisizione di nuove abilità motorie
l’integrazione delle funzioni dell’area motoria con quelle delle altre aree della personalità (cognitiva e affettivo-relazionale).
Dal punto di vista metodologico, per raggiungere i suddetti obiettivi si può usare:
In pratica la Polivalenza fa riferimento alla capacità dell’educatore di variare continuamente sia i contenuti che il metodo attraverso cui proporre determinate esercitazioni, per favorire l’acquisizione di tutte le capacità, senza dimenticare l’indispensabile attenzione alla spinta della motivazione .
- Principio della multilateralità: fa riferimento oltre che al miglioramento di tutte le qualità fisiche, anche agli aspetti didattici, cioè ai contenuti, ai mezzi ed alla loro organizzazione, che possono essere:
Giochi: individuali, collettivi,di gruppo, di squadra, sportivi; con o senza attrezzi, di regole, tradizionali, di territorio, di punteggio, espressivi.
Percorsi: singoli, multipli,paralleli, differenziati, a staffetta, a gara, individuali, di
squadra; con o senza attrezzi, con schemi semplici o complessi, ripetizioni, variabili.
Circuiti: singoli, differenziati, individuali, multilpi, a staffetta, gara; come i percorsi, cura all'organizzazione e numero stazioni in funzione degli obiettivi;
Prove multiple: i fondamentali delle singole discipline sportive; situazioni facilitate, normali, precarie, inusuali, codificate.
In pratica fa riferimento alla capacità dell’educatore di variare i contenuti proposti per il raggiungimento di uno stesso obiettivo.
Esempio:
per sviluppare la componente esplosiva della capacità di forza, posso utilizzare balzi, partenze, ma anche azioni tratte dai giochi sportivi come entrate a canestro, schiacciate di pallavolo, colpi di testa del calcio, tiri in porta di pallamano, etc. sempre con lo scopo di favorire la motivazione .
- Principio della polisportività: fa riferimento alla pratica di molteplici e svariate discipline sportive o di azioni di gioco tratte dalle stesse, nell’avviamento alla pratica sportiva di carattere generale, come anche nella preparazione agonistica di una specifica disciplina sportiva.
LA METODOLOGIA
S’intende indicare l’insieme di operazioni che permettono di organizzare il lavoro e strutturare tutti i contenuti, per arrivare al raggiungimento degli obiettivi prefissati.
La scelta del metodo deve essere adeguato agli obiettivi da raggiungere, alle caratteristiche degli allievi, all’ambiente e agli attrezzi disponibili.
ELEMENTI ESSENZIALI DEL METODO:
L’insegnante non è chiamato a scegliere un metodo piuttosto che un altro ma ad operare tante scelte, funzionali al suo lavoro didattico, anche all’interno della stessa ora.
(Vedi schema di pag.167/168 da Sotgiu Pellegrini “Attività Motorie e Processo Educativo”o TAB.1 e 2 allegate)
CRITERI PER LA SCELTA DEL METODO
In sintesi, un metodo per risultare efficace dovrebbe:
Qualsiasi metodo venga scelto, esso dovrà produrre modificazioni strutturali positive nel sistema nervoso dell’allievo, promuovendo la plasticità che è condizione indispensabile per lo sviluppo della capacità di adattamento all’ambiente che consente alla persona di agire e intervenire in esso in modo critico e consapevole senza esserne condizionato.
Con questi presupposti anche gli automatismi che si raggiungeranno non saranno rigidi (ripetizione meccanica alla base dell’addestramento) ma “mobili” cioè adattabili e trasferibile a diverse situazioni.
Se leggiamo i Programmi ministeriali si evince che, nella scuola media e nella scuola superiore, le finalità dell’E.F. sono:
Perseguire queste finalità significa sviluppare l’intera personalità dell’individuo
Lo schema della pagina successiva mette in evidenza le correlazioni tra le aree della persona con le finalità dell’E.F.
(Vedi schema 7-1 da B. Mantovani “Educazione fisica anni ‘90”o TAB. 3 allegata)
L’APPRENDIMENTO
Apprendere è un processo fondamentale che avviene durante la vita dell’uomo; consiste nell’acquisizione ex novo o nello sviluppo di precedenti forme di comportamento o di prestazioni, e si manifesta attraverso la relazione dell’individuo con l’ambiente.
Per apprendimento motorio s’intende specificatamente l’acquisizione o il perfezionamento di conoscenze e di capacità motorie che complessivamente sviluppano l’intera personalità dell’individuo.
L’apprendimento di un’abilità motoria (un gesto tecnico, una prestazione sportiva, ecc) avviene attraverso l’acquisizione, il perfezionamento, la stabilizzazione e l’utilizzazione di quella specifica abilità in contesti differenti (trasferibilità).
L’attività dell’ apprendere è legata alla ricezione, elaborazione e trasmissione delle informazioni di natura verbale e senso-motoria, quindi anche allo sviluppo del linguaggio e del pensiero.
L’attività di regolazione del movimento migliora se le sensazioni cinestesiche possono divenire coscienti, se l’atleta è in grado si dare un nome alle sensazioni e ai movimenti vale a dire arrivare alla rappresentazione mentale dei movimenti imparati. L’atleta migliora rapidamente se le sensazioni cinestesiche possono essere trasformate in contenuti coscienti, se l’atleta è in grado di verbalizzare certe fasi dell’esecuzione di un movimento e di disporre dei concetti che corrispondono ai gesti motori. Concetti, definizioni, spiegazioni precise, se usate in modo appropriato possono accelerare il processo di apprendimento
Il linguaggio svolge una funzione essenziale nella costruzione della memoria motoria e nel suo arricchimento. Per questo il docente deve possedere un linguaggio tecnico estremamente chiaro, semplice ma preciso.
Perché l’allievo capisca cosa esattamente deve fare, la richiesta deve essere ragionevole, comprensibile e concreta; nell’infanzia se si vuole insegnare a saltare, l’ostacolo deve essere reale. Solo con la crescente maturazione intellettuale e con la somma delle esperienze motorie si sviluppa la comprensione astratta del movimento fino ad utilizzare l’allenamento ideomotorio (solo negli atleti evoluti).
Un altro presupposto indispensabile per il processo di apprendimento è la capacità di utilizzare le informazioni di ritorno sull’attività svolta (feed-back).
L’apprendimento e il giusto controllo di un movimento sono legati alle informazioni sensoriali e alle informazioni di ritorno che si possono ottenere solo eseguendolo; il processo che alcuni autori chiamiamo “Circuito retroattivo” si compone delle seguenti fasi:
L’informazione sulle particolarità del movimento eseguito è necessaria per poter procedere alla correzione Se l’allievo non ha “sentito” cos’ha fatto come può modificare il suo gesto? Come può farne uno più corretto ed efficace?
Le informazioni esterocettive e propriocettive che arrivano ai centri nervosi durante l’esecuzione di un gesto motorio, garantiscono l’azione di feedback che consente, entro certi limiti, di controllare e aggiustare il movimento durante la sua attuazione. Lo stesso procedimento di retroazione s’innesca al termine dell’azione motoria, comparando l’esito finale con il primo modello programmato.
Tale funzione è intimamente legata al livello di coscienza- percezione del proprio corpo, quindi è in stretta dipendenza dallo sviluppo e dall’organizzazione dello Schema Corporeo
Presupposto dell’apprendimento non è solo averne le capacità ma anche la disponibilità, l’atteggiamento motivazionale. La scala dei motivi può essere molto ampia: va dalla soddisfazione di bisogni o ambizioni personali, alla realizzazione di scopi collettivi (del gruppo dei pari). Grande importanza hanno anche le capacità volitive che si fondano sulle caratteristiche del temperamento individuale. E’ facile capire quale sia il ruolo dell’attenzione, della perseveranza, dell’ambizione, dell’autocontrollo, nello sviluppare e mantenere un’elevata attività di apprendimento.
Sia l’apprendimento che la motivazione vengono rafforzate dall’esperienza della “riuscita, del successo”, che avvengono se la richiesta è stata adeguata alle possibilità e alle condizioni di partenza dell’allievo.
Anche il docente, nel suo lavoro, deve utilizzare lo stesso processo del circuito retroattivo per programmare la sua azione educativa, assegnare il compito adeguato ai prerequisiti degli allievi, osservare la realizzazione motoria, cogliere gli errori, fornire informazioni individualizzate, utilizzare le informazioni di ritorno dal gruppo per aggiustare e riformulare una nuova proposta motoria.
Bisogna avere idee molto chiare sugli obiettivi da raggiungere, che devono essere esplicitati chiaramente. Conseguentemente i contenuti proposti devono essere frutto di una attenta considerazione degli ELEMENTI FONDAMENTALI DELLA PROGRAMMAZIONE (finalita’, obiettivi, contenuti, mezzi e metodi).
Risulta evidente da tutto questo l’importanza che la programmazione ed il metodo di lavoro assumono nel determinare la qualità dell’esperienza vissuta dagli allievi.
LA SODDISFAZIONE DEI BISOGNI ATTRAVERSO L’ATTIVITA’ MOTORIO-SPORTIVA
Nell’attività motorio-sportiva la soddisfazione dei bisogni dell’individuo può avvenire attraverso diversi fattori.
a) Attrazione esercitata dai membri del gruppo:
si scelgono inizialmente anche le attività dove si possono incontrare le persone con cui si hanno affinità;
b) attrazione esercitata dalle attività scelte dal gruppo:
in età evolutiva la formazione fisico motoria attraverso il gioco è un elemento importantissimo, anche se non esclusivo, per questo l’educatore deve avere una vasta conoscenza di contenuti e saperli adeguare alla soddisfazione dei bisogni dei soggetti a lui affidati;
c) attrazione esercitata dagli scopi che il gruppo si prefigge.
Gli apprendimenti che avvengono attraverso le attività ludiche sono più veloci e stabili in quanto sostenuti dalla motivazione. Gli argomenti risultano più interessanti, piacevoli e contengono la soddisfazione della sfera emotiva quindi gratificano l’individuo e il gruppo. Tuttavia anche il gioco deve avere uno o più obiettivi precisi, essere adeguato all’età ed essere gradualmente modificabile nella sua intensità e complessità.
DIFFERENZA TRA LEZIONE E ALLENAMENTO
Il concetto di apprendimento si riferisce al cambiamento del comportamento di un soggetto di fronte a una situazione stimolante, che viene sperimentata ripetutamente e rinforzata positivamente..
La metodologia dell’insegnamento segue la concezione cognitivista, cioè trasmettere e stimolare il Sapere, per far acquisire conoscenze, abilità e competenze attraverso l’attività motoria cioè tramite le esperienze che passano attraverso il corpo.
La metodologia dell’allenamento segue la concezione funzionalista, vale a dire incrementare la funzionalità organica e sviluppare le capacità motorie che sono i prerequisiti essenziali di quella attività sportiva.
Pertanto la Programmazione sarà molto diversa nei due casi e la possiamo sintetizzare con un breve schema:
LA LEZIONE L’ALLENAMENTO
RISCALDAMENTO RISCALDAMENTO
APPRENDIMENTO NUOVO O POTENZIAMENTO DELLE
MIGLIORAMENTO DI UN’ABILITA’ O CAPACITA’CONDIZIONALI
RINFORZO DELLA TRASFERIBILITA’
FASE LUDICA CONTENUTI TECNICI E TATTICI
PROVE DI GARA (PARTITE)
DEFATICAMENTO DEFATICAMENTO
IL RISCALDAMENTO
detto anche CONDIZIONAMENTO serve a mettere gli allievi in condizione di svolgere le attività programmate.
Ha due scopi fondamentali:
Gli effetti del riscaldamento sono i seguenti:
Il riscaldamento può essere suddiviso in tre fasi:
LA FASE CENTRALE comprende tutte le attività educative o addestrative preventivate a seconda delle finalità e degli obiettivi. Ha una durata diversificata in rapporto alla quantità dei contenuti e alla durata della lezione.
IL DEFATICAMENTO è rapportato all’intensità della fase centrale della lezione; dovrà riportare i parametri fisiologici a valori di normalità attraverso esercizi blandi di recupero e rilassamento. Non sarà necessario se la lezione ha mantenuto livelli di bassa intensità.
I FATTORI DI BUONA SALUTE
Sono così definiti perché in stretta relazione con la qualità della vita delle persone, sia sotto l’aspetto preventivo che della piena espressione delle potenzialità psico-fisiche, soprattutto se la finalità del lavoro è agonistica.
Questo significa che vanno inserititi in ogni programmazione e perseguiti con attenzione tramite costante verifica delle capacità raggiunte dagli allievi al loro riguardo.
I fondamentali fattori di buona salute sono:
-efficienza cardio-vascolare e respiratoria,
-forza e tono dei muscoli, soprattutto della parete addominale,
-flessibilità lombo-sacrale e degli arti,
-composizione corporea nel rapporto fra massa magra e tessuto adiposo (legame con l’educazione alimentare).
Sia nell’allenamento che nell’attività motoria, questi fattori vanno tenuti in considerazione e attentamente perseguiti, sia con finalità preventive (per esempio dei paramorfismi o delle malattie cardio-vascolari) che di miglioramento dell’efficienza generale dell’individuo.
IL CONCETTO DI CARICO
Con il termine carico motorio s’intende identificare il complesso delle attività motorie svolte, in ambito scolastico o extrascolastico, sia in situazioni casuali che intenzionali. Si riferisce alla quantità, qualità e significatività delle attività motorie intenzionalmente ed istituzionalmente programmate” (da:Sotgiu-Pellegrini: “Attività motorie e processo educativo” SSS. Roma). Si caratterizza come un intervento intenzionalmente programmato e controllato, indirizzato allo sviluppo delle abilità motorie con valenza e validità diverse: valenza globale rispetto a tutte le aree della personalità e validità specifica nei confronti di tutte le funzioni dell’area motoria.
Questo avviene se nella nostra programmazione inseriamo tutti i seguenti obiettivi:
GLI SCHEMI E LE ABILITA’ MOTORIE
Lo sviluppo degli schemi motori, la loro combinazione e quindi lo sviluppo delle capacità motorie, implicano il contemporaneo incremento delle capacità percettive, condizionali e coordinative.
LE CAPACITA’ SENSO-PERCETTIVE
I processi che conducono alla corretta gestione del movimento possono essere così sintetizzati:
Credo che sia innegabile quanta poca importanza è stata data, in passato, alla funzione di percezione, come sia stata poco allenata e quanto sia ancora estranea a molti docenti. Per questo credo che sia necessario un approfondimento sui canali percettivi.
La percezione è la capacità che ci consente di raccogliere le informazioni che provengono dall’esterno (esterocettive) del nostro corpo e dall’interno (propriocettive).
La percezione esterocettiva avviene attraverso i 5 apparati sensoriali (vista, udito, tatto, gusto, odorato),
La percezione propriocettiva avviene attraverso l’apparato vestibolare (per l’equilibrio) e cinestesico (informa sulle posizioni e sul livello di tensione di muscoli, tendini e articolazioni).
La percezione dipende dall’integrità dei recettori periferici e del cervello, che deve elaborare tutte le informazioni che gli arrivano, ma è condizionata moltissimo dall’emotività che può condizionare, oltre che la percezione di se stessi e di quello che si sta facendo, anche la capacità di agire velocemente o efficacemente.
Ogni persona, attraverso la sua capacità di percepire, pone l’attenzione su quelle informazioni che ritiene significative e necessarie per una determinata azione. Attraverso le sue capacità cognitive, poi, seleziona, comprende ed elabora tutte le informazioni raccolte dai canali percettivi e utilizzando le sue capacità mnemoniche, le riordina e immagazzina.
La capacità coordinativa infine, elabora ed associa tutti gli elementi necessari per progettare e realizzare l’azione idonea al raggiungimento del risultato prefissato.
Sensibilizzare e affinare le capacità percettive è di grande importanza in quanto permette agli allievi di selezionare le informazioni necessarie per attuare qualsiasi attività motoria. Se non riusciranno ad essere coscienti delle informazioni che arrivano (sia dall’interno che dall’esterno) incontreranno ostacoli nel progettare e realizzare qualsiasi risposta efficace per un problema motorio ed anche nel quotidiano.
I propriocettori sono terminazioni nervose che inviano informazioni al sistema nervoso; gli stimoli sono avvertiti da particolari recettori posti nei muscoli, nei tendini e nelle capsule articolari. Queste terminazioni generano impulsi nervosi che sono trasmessi al midollo spinale e dove possono rimanere per la determinazione dei movimenti riflessi, oppure raggiungere altre zone del midollo spinale e del cervello, per la determinazione di funzioni specifiche.
I propriocettori hanno una funzione importante nel controllo della contrazione dei muscoli scheletrici e tale controllo è realizzato per mezzo di due tipi di recettori distinti:
I fusi neuro-muscolari
Sovrintendono il riflesso da stiramento: se un muscolo è improvvisamente allungato, la parte mediana del fuso neuro-muscolare è stirata e ciò provoca l'immediato invio di segnali al midollo spinale. Questi segnali eccitano le cellule nervose motrici che controllano le fibre muscolari scheletriche immediatamente circostanti il fuso. Pertanto, l'improvviso stiramento del muscolo determina la “contrazione miotattica diretta” del muscolo che si vorrebbe allungare, opponendosi automaticamente allo stiramento. Questa funzione serve a "smorzare" le variazioni di lunghezza del muscolo, cioè ad impedire che la lunghezza del muscolo cambi troppo rapidamente.
Gli organi del Golgi
Sovrintendono il riflesso tendineo, o di stiramento miotattico inverso, che rileva l'entità della sua tensione ed invia tale informazione al cervello. L'informazione è utilizzata per rilassare il muscolo eccessivamente contratto e per regolare la tensione muscolare in rapporto alle necessità funzionali.
Presiedono poi a tale controllo anche i corpuscoli del Ruffini e quelli del Pacini (recettori cinestesici), situati nelle capsule articolari, che informano sul grado d'angolazione delle articolazioni e la velocità con la quale tale grado si modifica.
Conoscere il funzionamento dei recettori cinestesici è di fondamentale importanza nell’insegnamento dello stretching.
Lo stretching è una metodica di allungamento muscolare che consiste nel raggiungere e mantenere determinate posizioni del corpo allo scopo di migliorare la mobilità e l’elasticità della muscolatura. Viene utilizzato per migliorare la mobilità articolare ma è anche particolarmente indicato, nelle sedute di potenziamento muscolare perché produce i seguenti benefici:
In passato la mobilità veniva allenata attraverso esercizi prevalentemente di slancio che attivavano però il cosiddetto “riflesso da stiramento”. Questo è un meccanismo istintivo che fa contrarre le fibre del muscolo allungato, allo scopo di proteggerlo da allungamenti dannosi se repentini ed eccessivi. Infatti gli allungamenti che arrivano alla soglia del dolore possono procurare microtraumi alle miofibrille che, cicatrizzando rendono il muscolo più rigido; tale rischio aumenta se la temperatura è bassa.
Ogni esercizio di stretching si compone di tre fasi:
Oltre a questa tecnica di allungamento tradizionale, esiste un altro metodo che viene utilizzato per migliorare la mobilità articolare, ma che porta grandi benefici anche negli allenamenti di potenziamento muscolare:
il metodo della PNF (Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation):
dopo aver esteso il più possibile l’arto passivamente, mantenendo rilassato il gruppo muscolare che si desidera allungare, si deve contrarre quello stesso muscolo per circa 10 secondi mentre una forza esterna (preferibilmente un compagno) blocca qualsiasi movimento dell’articolazione. Successivamente si rilassa il muscolo per 2/3 secondi quindi si applica un ulteriore pressione di allungamento passivo.
Quando si raggiunge lentamente la posizione di allungamento si evita la sollecitazione del fuso neuromuscolare che produrrebbe la contrazione di quel muscolo. Durante la contrazione statica del muscolo interessato si va a produrre una grande tensione a livello tendineo dove stanno i corpuscoli del Golgi. La sollecitazione di questi neurotrasmettitori genera il riflesso mio tattico inverso cioè producono il rilassamento dello stesso muscolo e dei sinergici su cui si andrà immediatamente ad agire con un allungamento attivo, lento e progressivo
Questo ciclo di allungamento-contrazione-rilassamento-allungamento può essere ripetuto più volte. La PNF è il metodo che consente di ottenere i risultati più significativi, ma richiede una grande concentrazione per favorire la massima percezione di quello che si sta facendo. Inoltre dovendo avvalersi di un aiuto esterno, non è facile praticarlo da soli, per questo viene spesso utilizzato dalla fisioterapia riabilitativa.
LE CAPACITA’ MOTORIE
Possiamo definire la capacità come una possibilità di fare qualcosa, un’abilità o attitudine relativa a diversi ambiti: motorio, artistico, di pensiero, nel lavoro.
La capacità motorie sono il presupposto indispensabile per la realizzazione sociale e l’apprendimento sportivo perché l’individuo sviluppa la sua personalità nel processo di confronto con l’ambiente ma partendo dalle sue potenzialità
In campo sportivo l’individuo è in grado di esprimere un’attività motoria efficace e complessa, in proporzione allo sviluppo delle sue capacità motorie, dei fattori cognitivi e della motivazione.
Le capacità motorie, elementi fondamentali della prestazione sportiva e dell’apprendimento motorio, sono sostanzialmente due: le capacità condizionali e le capacità coordinative tra loro strettamente interdipendenti. Questo significa che il livello della coordinazione determina la capacità di utilizzazione delle condizionali e lo sviluppo di queste ultime esaltano l’applicazione delle prime.
La fase sensibile delle coordinative va dai 6 ai 12 anni ma dato che sono correlate alle capacità condizionali la cui fase sensibile è (per alcune di loro) successiva, dai 12 ai 17/18 anni, ne deriva che questa capacità motorie vanno continuamente stimolate e migliorate.
LE CAPACITA’ CONDIZIONALI
Sono: resistenza, velocità, forza e (non per tutti gli autori) mobilità articolare . Molto sinteticamente le possiamo così definire:
Definizione: la resistenza è la capacità condizionale che permette di prolungare nel tempo un lavoro muscolare mantenendo costante la quantità.
Dipende:
dal meccanismo di produzione dell’energetica a livello muscolare tramite i meccanismi aerobici ed anaerobici.
E’ importante perché:
La capacità anaerobica lattacida può essere occasionalmente proposta senza alcuna controindicazione, purché seguita da adeguate pause di recupero.
La resistenza aerobica invece può essere proposta più frequentemente perché migliora globalmente il funzionamento del sistema cardiocircolatorio, abbassando progressivamente la frequenza cardiaca a riposo ed il tempo di recupero.
L’intensità che permette ad un esercizio di stimolare effettivamente la resistenza aerobica corrisponde ad una frequenza cardiaca compresa tra i 120 e i 140/150 battiti al minuto: al di fuori di questa fascia il lavoro fisico può essere inutile se troppo blando, o produrre acido lattico se troppo intenso. Però, tenendo conto delle differenze individuali, si può anche dire che, se la frequenza cardiaca del soggetto a riposo è alta (75 o 80 battiti al minuto), egli dovrà lavorare ad un’intensità che porti il cuore a battere attorno al doppio di tale valore per poter fare un’attività allenante.
La resistenza aerobica si allena prevalentemente con il metodo del lavoro continuo (o di durata), che consiste nel percorrere lunghe distanze a ritmo continuo ed uniforme. Questo è il sistema migliore per i principianti, che non devono dimenticare che la cosa più importante per la salute è riuscire a correre a lungo. Chi inizia a correre può dosare l’intensità dello sforzo basandosi sulla frequenza respiratoria durante il lavoro (il ritmo del respiro deve aumentare, ma rimanere regolare: bisogna avere “fiato” sufficiente sia per correre che per parlare) e su quella cardiaca al termine dello stesso (l’esercizio è aerobico se i battiti cardiaci rimangono attorno ai 140 al minuto). Se, mentre si corre, ci si accorge di essere troppo affaticati bisogna cercare di recuperare senza fermarsi, rallentando l’andatura e prolungando la fase espiratoria. Concentrandosi sulla respirazione, infatti, si distoglie l’attenzione dal senso di fatica e si favorisce il recupero aumentando l’eliminazione di anidride carbonica. Col progredire dell’allenamento è possibile aumentare la durata dello sforzo (per esempio, si possono percorrere, sempre a ritmo blando, un numero maggiore di chilometri), o incrementare la velocità (percorrendo la stessa distanza in meno tempo). Un tipo particolare di lavoro continuo è il così detto “fartlek”, che significa “gioco di andature” e che consiste in un lavoro di durata in cui si eseguono tratti a velocità sostenuta alternati ad altri nei quali si recupera lo sforzo continuando a correre a ritmo lento;
I metodi di lavoro detti intervallati, sviluppano invece la capacità di continuare a lavorare in presenza di acido lattico (infatti utilizzano anche il meccanismo anaerobico). Esempi di questi metodi sono:” l’interval training”, in cui si alternano tratti di corsa a velocità sostenuta con pause di recupero di passo, e il “circuit training”, che prevede circuiti con varie stazioni in cui si eseguono diversi esercizi e che permette di allenare altre capacità oltre la resistenza .
2 - LA VELOCITA’
La velocità è la capacità motoria condizionale che permette di effettuare azioni motorie nel minor tempo possibile. E’ una capacità molto complessa strettamente collegata con lo sviluppo delle capacità coordinative (in particolare del ritmo) e la possiamo dividere in :
Da cosa dipende la velocità. La velocità dipende sia da fattori costituzionali che da altre qualità motorie come la coordinazione, la forza, la mobilità articolare.
Ogni muscolo del nostro corpo è costituito da fibre che sono principalmente di due tipi: bianche e rosse. Le prime si contraggono più velocemente, le seconde più lentamente. La percentuale di tali fibre nei muscoli di un individuo è stabilita dal suo patrimonio genetico ed è difficilmente modificabile.
La velocità inoltre è condizionata dalla funzionalità e dall’efficienza del sistema nervoso e del sistema muscolare. Essendo strettamente collegata alla costituzione di ogni individuo, rispetto alle altre qualità fisiche è meno facilmente allenabile e i risultati migliori si ottengono nel periodo tra i sette e i tredici anni.
Si può inoltre dire che la velocità è in rapporto con:
Gli elementi che caratterizzano la velocità perciò saranno:
la velocità di reazione: è il tempo che intercorre tra il momento in cui viene dato un segnale e la reazione a questo. E’ classificata come semplice quando ad un segnale previsto corrisponde un’unica azione (per esempio quando nella corsa allo sparo dello starter segue la partenza), complessa quando il segnale non è prevedibile e la reazione deve essere scelta tra tante possibili (per esempio quando un portiere deve parare);
la rapidità dei singoli movimenti: è la capacità di eseguire un gesto nel minor tempo possibile. Può essere un gesto che si ripete ciclicamente (esempio: corsa, nuoto, ciclismo) oppure in modo aciclico (esempio: la battuta nel tennis o il lancio di un attrezzo);
la frequenza dei movimenti: è la capacità di eseguire uno stesso gesto il maggior numero di volte nell’unità di tempo. E’ tipica delle attività sportive cicliche (appunto la corsa, il nuoto, il ciclismo, ecc.) e dipende sia dai fattori nervosi e muscolari che dalla perfezione tecnica del gesto. E’ perciò più facilmente migliorabile dei due precedenti fattori.
Come allenare la velocità. I metodi per allenare la velocità devono tener presenti le diverse caratteristiche con cui essa si manifesta e quindi sollecitarne i diversi aspetti:
3 - LA FORZA
è la capacità motoria condizionale che consente ai muscoli di esprimere un lavoro per superare una resistenza esterna o per opporsi ad essa.
Quando un muscolo si contrae, infatti, si accorcia sviluppando un certo grado di tensione che viene trasmessa attraverso i tendini alle estremità delle ossa (capi articolari) determinando così un movimento. Questo movimento può vincere o contrastare una resistenza esterna che può essere costituita da un peso di qualsiasi tipo o anche dal corpo stesso (carico naturale).
I fattori da cui dipende il grado di forza che può esprimere un organismo sono numerosi e non tutti completamente chiariti. I principali sono:
Lo sviluppo della forza è legato all’età e al sesso.
Lo sviluppo della forza, in particolare quello della forza massimale, è legato all’età e, anche se con valori di crescita diversi, procede in modo parallelo per entrambi i sessi fino agli 11-12 anni. Dopo di che nei maschi i valori continuano a crescere fino a 18-20 anni, mentre nelle femmine l’incremento si arresta prima e i valori rimangono più bassi.
Tre diversi tipi di forza.
Dal punto di vista fisiologico la forza può essere ricondotta a tre tipologie fondamentali:
Soprattutto durante l’età evolutiva, l’allenamento della forza deve essere il più generale possibile, al fine di favorire uno sviluppo armonico ed evitare danni all’apparato scheletrico o disturbi nella crescita. In questo periodo si utilizzano prevalentemente i metodi a carico naturale, cioè quelli che prevedono l’utilizzo e il superamento del peso del proprio corpo, oppure esercitazioni a coppie e ai piccoli e grandi attrezzi.
Per uno sviluppo più specifico della forza si utilizzano metodi diversi in relazione al tipo di capacità che si intende allenare:
I parametri che determinano l’intensità dell’esercizio di potenziamento muscolare sono:
Per un corretto allenamento della forza è opportuno ricordare i seguenti suggerimenti:
4 - LA MOBILITA’ ARTICOLARE
è la capacità motoria condizionale che permette di eseguire movimenti ampi sfruttando al massimo le possibilità di movimento delle articolazioni.
E’ detta articolare proprio per indicare che è legata in modo particolare all’efficienza delle articolazioni.
La mobilità articolare è particolarmente condizionata da tre fattori:
La mobilità nell’età evolutiva.
La mobilità è una delle capacità motorie più facilmente migliorabili. Deve però essere costantemente esercitata perché regredisce facilmente e uno sviluppo incompleto della mobilità, oltre a rendere difficile l’apprendimento, il perfezionamento e l’efficacia delle azioni motorie, può favorire il verificarsi di infortuni.
Inoltre, la mobilità tende a diminuire con l’aumentare dell’età (quando sviluppa la forza muscolare). Infatti, l’elasticità e l’estensibilità, per esempio, sono qualità innate nel bambino, ma devono essere allenate fin dall’infanzia per essere mantenute a buoni livelli. L’età più favorevole per l’incremento della mobilità, comunque, è quella compresa tra i 10 e i 14 anni e va notato che le ragazze presentano generalmente una mobilità maggiore rispetto ai maschi anche dopo la pubertà.
I metodi per allenare la mobilità
Per migliorare o mantenere, un buon livello di scioltezza articolare si possono usare tre metodi:
LE CAPACITA’ COORDINATIVE
La coordinazione riflessa è la funzione che interviene per prima in caso di bisogno; sono movimenti organizzati dal sistema nervoso a livello midollare e l’individuo ne diviene cosciente solo dopo la realizzazione perché al sistema nervoso centrale giungono solo gli effetti di ciò che è avvenuto.(Es. spostare la mano se inavvertitamente tocca una fiamma)
La coordinazione automatica è la capacità di compiere uno o più movimenti complessi anche in successione e per tempi lunghi. Sono gesti che ogni persona impara attraverso una loro continua ripetizione, finché il corpo li realizza in modo automatico, cioè senza pensarci. (per es. andare in bicicletta; il controllo avviene da parte dei centri sottocorticali)
La coordinazione volontaria è la forma più complessa di gestione del movimento; è deputata ad affrontare situazioni nuove alle quali bisogna trovare soluzioni originali, efficaci e adattate allo scopo da raggiungere.
Si distingue in:
Il livello delle capacità coordinative è rapportato al costante accrescimento somatico e alle variazioni delle proporzioni corporee, per questo va continuamente sollecitato e migliorato. Questo compito non è gravoso se è supportato dallo sviluppo delle capacità condizionali e dalla regolare attività fisica. Ma non sempre è così e l’individuo sembra perdere la sua coordinazione (diventa goffo e impacciato). Questo momento critico solitamente coincide con l’inizio della pubertà ma è una condizione transitoria e tende a scomparire se l’educazione motoria di quel periodo si concentra proprio sullo sviluppo delle capacità coordinative e condizionali.
(Vedi pag 128 da Sotgiu Pellegrini “Attività Motorie e Processo Educativo” o TAB.4 allegata)
Per comodità operativa molti autori hanno differenziato e definito una serie di capacità coordinative definendole speciali (confronta: Meinel, Blume, Hirtz) ma che non sono altro che aspetti particolari della coordinazione generale, con una loro fase sensibile di sviluppo da tenere presente nella programmazione. Difficilmente sono isolabili o utilizzabili separatamente, in quanto compenetrano una nell’altra senza avere confini precisi anzi, possono essere affini e difficilmente si potranno allenare separatamente; tutte concorrono al raggiungimento della coordinazione “fine”.
Le tabelle che si incontrano più frequentemente prevedono:
Qualsiasi libro di testo, a cui si rimanda lo studente, riporta dettagliatamente le caratteristiche di ognuna di queste capacità e la relativa modalità di allenamento.
Non va infine dimenticato che nella prima fase dell’apprendimento di ciascuna abilità motoria, il livello di coordinazione è definito “grezzo” vale a dire che il movimento è globale, impreciso e dispendioso. Anche per questo livello è tuttavia necessaria la capacità di anticipazione, cioè l’alunno deve comprendere il compito assegnatogli ed essere in grado di anticipare il modello motorio utile per arrivare a quello scopo.
Successivamente attraverso la ripetizione dei gesti viene provocata un’analisi ed una sintesi più precisa delle informazioni afferenti (feedback) e la memoria unitamente alle capacità cognitive e alle spiegazioni dell’insegnante (informazioni verbali) portano ad una migliore rappresentazione mentale del gesto motorio. Il tutto sfocia quindi nella fase della coordinazione fine in cui il movimento è fluido, preciso, economico ed armonico.
La terza fase, della disponibilità variabile o trasferibilità, riguarda quel processo di apprendimento delle abilità motorie che dallo stadio della coordinazione fine, cioè dal controllo e consolidamento delle abilità motorie di base conduce alla loro disponibilità, trasferibilità e fruibilità nelle più svariate situazioni e condizioni.
L’APPRENDIMENTO NELLE FASI DI SVILUPPO
La caratteristica principale della programmazione moderna è aver spostato l’attenzione dai contenuti ai soggetti dell’azione educativa: le persone, introducendo il concetto di sviluppo della competenza come espressione del miglioramento delle tre aree della personalità (cognitiva, motoria, emotiva) che si manifesta con il raggiungimento delle seguenti finalità: sapere, saper fare, saper essere.
E’ già stato detto che l’insegnamento dell’ E.F deve sempre tener presente:
Nella fase pre-puberale e puberale ci sono profondi cambiamenti morfologici che riducono la capacità di controllo acquisita in passato. L’accrescimento e la diversa disponibilità di resistenza, velocità e forza mettono un po’ in crisi il bambino che ha bisogno di aggiustare tutti i suoi schemi motori e di adeguarli al nuovo individuo che sta diventando.
Per fortuna in questa età c’è una grande disponibilità all’apprendimento motorio e all’impegno quindi si può lavorare molto sulla ristrutturazione delle capacità motorie e sulla coordinazione.
Questa è ancora un’età in cui si possono ottenere, con l’esercizio, grandi miglioramenti di tutte le capacità motorie tranne la forza, la cui fase sensibile sarà dopo lo sviluppo, dai 14/16 anni in poi.
Pertanto nel periodo della scuola media, gli obiettivi principali saranno: la verifica dell’apprendimento degli schemi motori di base e la loro riorganizzazione nello spazio, nel tempo, nonché lo sviluppo delle capacità motorie generali.
Nel periodo delle scuole superiori gli obiettivi riguarderanno, oltre al miglioramento delle capacità condizionali e coordinative, lo sviluppo della creatività, il raggiungimento della stabilizzazione e padronanza del comportamento motorio che a volte si esprime con la destrezza, ma soprattutto con il raggiungimento della capacità di trasferire e trasformare gli apprendimenti a seconda delle necessità sia sportive che sociali.
Le differenze specifiche tra i due sessi nel controllo dei movimenti cominciano già con la fase puberale ma diventano evidenti solo nell’adolescenza. Le caratteristiche di forza e velocità si sviluppano notevolmente solo nei maschi mentre nelle femmine il progresso è scarso. I ragazzi però hanno movimenti poco ampi e sobri mentre nelle ragazze essi sono più ampi, morbidi e più ritmici e fluidi.
Per tutte queste diversità sopracitate,è indispensabile un’attenta differenziazione dei carichi di lavoro e, in alcuni casi, direi quasi che è necessario un programma individualizzato, almeno tenendo presente le differenze di genere.
In questa fase si deve tener conto anche del bisogno di indipendenza, della labilità del comportamento ma anche della crescente facoltà di riflessione e giudizio. Quindi si darà maggior spazio alla partecipazione consapevole, all’autonomia, all’autovalutazione prevalentemente per far conoscere all’alunno i progressi che hanno compiuto e rafforzare così la motivazione allo sport.
CARATTERISTICHE DEL BUON EDUCATORE
Per concludere gli educatori (anche quelli sportivi) dovrebbero possedere:
CONOSCENZE
Anatomia e fisiologia del corpo umano
Leggi dell’accrescimento e dello sviluppo del corpo umano,
teoria dello sviluppo della personalità
teorie della psicomotricità
teoria del movimento e dell’apprendimento motorio
i principi della programmazione
conoscenze didattico-metodologiche
conoscenze tecniche e tattiche dei vari sport
COMPETENZE
Essere un buon modello etico
Essere in grado di valutare correttamente e con giustizia
Essere in grado di entrare in rapporto empatico
Essere sensibile e comprensivo
Essere capace di trasmette l’amore per la propria disciplina
CAPACITA’
Di parlare con un linguaggio preciso e adeguato
Di semplificare e spiegare con chiarezza
Di cogliere gli errori e correggerli
Di motivare gli alunni
Forse si potrebbe aggiungere ancora qualcosa d’altro ma anche così serviranno tanti anni di forte impegno e grande interesse per questo nostro splendido lavoro.
Perciò a tutti coraggio e… tanto studio!
Prof. Lorena Marani
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Fonte: http://www.unife.it/medicina/scienzemotorie/minisiti-LT/ttd-attivita-motoria-eta-evolutiva-adulta-e-anziana/dispense-prof.ssa-marani/dispense-marani-samaritani/dispensa%20Marani
Sito web da visitare: http://www.unife.it/
Autore del testo: L.MARANI
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